Alla scoperta degli opifici storici

Giovedì 14 maggio, noi alunni della 1^C della scuola media di Vezzano, abbiamo fatto una visita guidata presso gli Opifici storici del borgo di Vezzano. Ad accompagnarci sono state le guide dell’Ecomuseo della Valle dei Laghi, in particolare la sig.ra Margoni ci ha spiegato molte cose sulla storia e sul funzionamento dei vecchi mulini ad acqua del nostro paese.

Nel borgo di Vezzano sorgono 11 opifici storici: vecchi mulini, macine e tanto altro appartenenti all’epoca del 1524 circa. In quest’anno il principe Bernardo Clesio diede il nome di Borgo all’abitato di Vezzano.

Un tempo, sulla Roggia Grande vi era una deviazione che affiancava gli edifici di via Borgo fornendo energia idraulica a molti mulini, che sono stati in funzione fino a circa 50 anni fa, l’ultimo a chiudere fu il mulino Garbari nel 1979.

Il borgo costituiva una zona artigianale, un centro economico e occupazionale importante per tutta la zona.

Alcune testimonianze ci indicano che una delle prime segherie di Vezzano venne aperta nel 1208.

Vicino ai mulini, fucine, macine per cereali, c’era anche un panificio (Tecchiolli), ora trasferitosi a Cavedine.

Su un solo edificio si potevano trovare più ruote e molte erano su quello che ancora oggi ospita l’ultimo artigiano che lavora il rame. 

La BOT DE L’ORA, maggiormente chiamata tromba idraulica, era una costruzione utilizzata dai fabbri. In questo “pozzo” dell’acqua creava vortici che di conseguenza originavano aria che usciva da un piccolo buco del “tappo” che chiudeva il pozzo.

L’aria aveva la funzione di ravvivare il fuoco usato dai fabbri per fondere e lavorare il ferro.

Nelle loro fucine i fabbri lavoravano il ferro sfruttando acqua, aria e fuoco.

L’energia creata dalla sorgente di acqua era sfruttata da tutti, anche dalle segherie (Edificio 34 Bassetti Quintino e figli) che avevano delle ruote idrauliche alimentate dalla Roggia Grande, le quali fornivano energia necessaria per far funzionare i macchinari, l’acqua poi veniva rimessa nella roggia senza alcun consumo.

Nell’edificio via Borgo 10 l’Ecomuseo ha posto il decimo pannello, anche qui un mulino venne trasformato in falegnameria, la cui attività proseguì andando avanti con le generazioni fino al 1966.

All’esterno della bottega, l’acqua faceva girare una ruota che, tramite l’albero di trasmissione, gli ingranaggi e le cinghie metteva in moto la macchina da utilizzare, per cambiare macchina spostava una delle cinghie, mentre se voleva fermare il tutto o cambiare la velocità, spostava il canale che portava acqua alla ruota.

Gli antichi mulini si trovano anche in altri paesi adiacenti come Calavino, Terlago, ecc.

La “Roggia grande” (Rio Cadenis nella parte iniziale poi Roggia Naran, Rio delle Seghe e Roggia di Padergnone) è la più importante di Vezzano, nasce a Covelo scende a Cadenis, percorre la piana di Naran, arriva a Vezzano e scende a Padergnone.

La tecnologia comune di tutti i mulini di Vezzano è costituita da RUOTE IDRAULICHE, mosse dall’acqua delle Roggia; negli ultimi tempi hanno sostituito il legno con il metallo, perché è sicuramente un materiale più durevole.

Muovendo l’asta di legno, l’artigiano poteva regolare la posizione della doccia e di conseguenza la quantità di acqua che cadeva sulla ruota, modificando la velocità di rotazione dell’albero di trasmissione e dei macchinari.

I Mulini ad acqua, inventati in epoca Romana, si diffusero in Trentino a partire dal 1200. Sono state ritrovate solo poche informazioni di quell’epoca: della prima Sega a Vezzano  le prime informazioni risalgono al 1208 mentre per il Fabbro Bernardo al1579.

Alice ed Eva






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