Viaggio nel tempo delle Marocche

Lunedì 10 ottobre tutte le classi terze delle medie di Dro sono uscite durante la prima ora per un’uscita didattica alle Marocche, un paradiso paleontologico unico nel suo genere. Le rocce che compongono questa distesa di pietra sono di origine sedimentaria calcarea (cosa che possiamo osservare dalla formazione a strati della montagna da cui derivano) organogena. Infatti all’interno delle nostre rocce possiamo trovare diversi tipi di “fossili” come conchiglie di antichi organismi preistorici morti.

In particolare le rocce delle Marocche hanno preservato grandi noduli di selce al loro interno.

La selce è un tipo di roccia diverso da quella calcarea del resto delle pietre, innanzitutto è di un colore più scuro. Nella storia possiamo trovarla tra le mani dei primi uomini primitivi che la utilizzavano come punta per le loro lance e le loro frecce.

Durante il tragitto ci siamo fermati diverse volte, per bere un goccio d’acqua e per farci spiegare dalla prof le diverse zone del biotopo. Mentre ascoltavamo la prof che ci indicava i vari tipi di roccia, noi dovevamo tracciare sulla mappa il punto esatto di dove ci trovavamo.

Durante la prima tappa ci siamo fermati per fare alcune prove scientifiche sulla roccia calcarea e sulla selce. La prima prova è stata quella della scalfittura: abbiamo potuto notare che il calcare è molto meno duro della selce dato che il martelletto lasciava su di lui una scanalatura. La seconda prova è stata quella del rumore: qui abbiamo potuto osservare quanto i suoni prodotti dalle rocce siano differenti. Infatti, quello del calcare è più grave in confronto al suono acuto prodotto dalla selce. La terza prova è stata quella dell’acido cloridrico (HCl). Quest’ultimo ha una bassa concentrazione di acido quindi non è letale in quantità medie o piccole, ma può comunque provocare delle ustioni. Quando lo abbiamo versato sulla roccia calcarea abbiamo notato subito la reazione: l’acido produceva una schiuma bianca causata dall’espulsione di CO2 dal calcare. Invece, sulla selce, il liquido non aveva alcun effetto.

Per la seconda tappa ci siamo diretti verso il lago di Cavedine dove si possono trovare i fossili di una camminata preistorica. Abbiamo potuto osservare con i nostri occhi le impronte di scelidosauro lasciate 200 milioni di anni fa. Questa è la loro storia: 200 milioni di anni fa le terre non avevano la forma che oggi possiamo vedere, erano tutte unite nella pangea. I terreni che oggi formano l’Italia erano quindi molto più a sud in latitudine e il paesaggio era tropicale con un terreno quasi fangoso che ricordava molto le isole come le Bahamas. I dinosauri erano le forme di vita che dominavano il mondo a quei tempi e camminando sul quel terreno hanno lasciato delle impronte che, grazie ai fenomeni atmosferici (come il vento che ha portato strati e strati di sabbia a coprire i fossili) queste si sono conservate diventando poi rocce sedimentarie. Queste rocce però come sono finite sul monte Brento da cui sono poi franate?

Grazie all’orogenesi queste si sono innalzate fino a diventare parte delle montagne. Per diverse centinaia di anni però il mondo è stato sottoposto a un periodo di glaciazione e la nostra valle aveva l’aspetto di una lingua glaciale che sciogliendosi ha tolto il sostegno alle montagne finendo nel Lago di Garda. La scomparsa di questo sostegno ha destabilizzato la montagna che è franata creando le Marocche.

Finita la seconda tappa ci siamo diretti verso il bar Bike & Wine per pranzare e siamo poi tornati a scuola.

Nei giorni seguenti tutte noi classi terze siamo stati sottoposti a un test per verificare la nostra partecipazione all’uscita.

 

Ringraziamo i professori per questa uscita nella riserva delle Marocche di Dro.

 

Scritto da Emma e Matteo, giornalisti della classe IIIC della SSPG Dro


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